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Aggiornato: 30 ⁄09 ⁄2009
BENVENUTI AL 77° CIRCOLO DIDATTICO NAPOLI - SCUOLA ELEMENTARE "ALDO MORO"
La nostra scuola è situata a Ponticelli‚ periferia orientale di Napoli.
Ponticelli: "storia, economia, urbanesimo, problematiche…"
La prima notizia certa su Ponticelli, sorto tra la piana del Sebeto e le prime pendici del Vesuvio, risale al IV secolo a.C. ed è stata fornita dai reperti archeologici recuperati in una necropoli scoperta nel 1912, periodo in cui furono effettuati dei lavori per il tracciato delle ferrovie per Roma. Il ritrovamento di questa e altre necropoli, testimoniano la presenza di "pagi" o di villaggi contadini che permettono di individuare l’area più densamente popolata intorno alla città. Successivamente la vitalità del centro, testimoniata dall’attività di alcune ville e "aziende romane", continuò ininterrotta, nonostante il terremoto del 62 d.C. e l’eruzione del 79 d.C
Nel periodo del Ducato, molti monasteri napoletani erano padroni di buona parte di quelle terre ed i contadini lavorarono sodo per mettere ordine in quelle campagne, fin troppo ricche di acque. Nel 949 i monaci di S.S. Severino e Sossio fecero costruire dei mulini a Tertium – Tierzo, Porclanum – Porchiano e a Ponticellum – Ponticelli che assunsero la configurazione di casali di tipo agricolo, in quanto gli addetti alla lavorazione di frumento avrebbero trovato conveniente stabilire in quei terreni fertili e ricchi di acque la loro dimora. Di questi tre casali Ponticelli (che, in verità, si chiamò Ponticello fino all’inizio dell’Ottocento e che si divideva in Ponticellum Magnum e Ponticellum Parvum) era il più piccolo e con il passar dei secoli, favorito dalla sua posizione sul dolce declino vesuviano, ne inglobò altri minori e maggiori.
Le vicende di Ponticelli divengono più oscure in età aragonese, in quanto, se fino a quell’epoca si è almeno in grado di conoscere l’elenco dei casali con le imposte pagate da ciascuno di essi, a partire dal 1442, con l’esenzione dalla tassa del focantino, tali elenchi non vengono più stilati. A partire dunque dalla fine del Quattrocento, nei documenti ufficiali si citava un unico casale, riconosciuto come "Università" e risultato della lenta fusione dei due villaggi, Ponticelli minore e Ponticelli maggiore. Con la fusione dei due nuclei si assisteva anche ad un aumento della popolazione che avvertiva nuove esigenze, non ultima quella del culto.
Proprio per tale ragione, ai primi del XVI secolo veniva costruita la chiesa di Santa Maria della Neve che rappresenterà sempre per la popolazione un importante luogo di culto con tipiche manifestazioni che si sono tramandate fino ai giorni nostri. In seguito alla peste, che si era diffusa in tutta l’Italia meridionale, fu edificata una nuova chiesa dedicata a San Rocco e fu ampliata la chiesa madre. In questo periodo ci fu un notevole aumento della popolazione grazie anche all’esenzione dell’imposta sulla farina e ai numerosi privilegi concessi dai governanti a coloro che abitavano nei casali intorno alla città. Tali privilegi erano stati concessi proprio per invogliare la popolazione ad andare ad abitare fuori delle mura urbane per non gravare all’interno della città.
Il Settecento fu un periodo di "luce" anche per Ponticelli tanto che la sua popolazione superò le quattromila anime. D’altra parte, il fenomeno si spiega anche all’interno della più vasta politica urbanistica intrapresa dai Borboni. Ponticelli, anche conservando le sue caratteristiche di sito agricolo, aumentò e migliorò la sua produttività e quindi la condizione economica strettamente collegata al reddito agricolo. Dunque, nel Settecento, il sito attraversa un periodo di benessere che proseguirà nei primi decenni dell’Ottocento.
La chiesa di S. Maria della Neve viene nuovamente ampliata e restaurata, nel 1746 e nel 1749, su progetto del regio Ingegner Martino Bonocore. Molti cortili si fregiano di decorazioni barocche e di belle opere maiolicate.
L’assetto urbanistico conosce una profonda trasformazione nella seconda metà del XIX secolo con un incremento dell’attività edilizia, volta in parte a risanare vecchi tratti del tessuto urbano e in parte a creare nuovi alloggi per una classe borghese, che incomincia a installarsi in questo centro. A nord e a sud dell’antica strada della chiesa, oggi corso Ferrovia, si aprono due nuove strade: è il moderno che invade l’antico. La vecchia casa Comunale nel 1875 lascia il posto ad una nuova classicheggiante, distrutta nel 1971.
L’attività della classe politica ponticellese, attivissima e battagliera durante tutto l’Ottocento e nel primo ventennio del secolo, praticamente s’interrompe per decreto governativo. Il 21 dicembre 1925 si insedia l’Amministrazione straordinaria del Commissario Filoteo Lozzi, che aggrega il Comune di Ponticelli a quello di Napoli e il 12 dicembre 1926 si consuma l’ultimo verbale di Giunta.
PONTICELLI 1930
In questo periodo la cultura passa per Ponticelli, qui si incontrano, perché ospiti del Prof. Ulisse Prota Giurleo, personaggi come: F. Russo, Salvatore Di Giacomo, Bovio, E. A. Mario e Scarpetta.
In questo arco di anni Ulisse Prota Giurleo, ricercatore e storiografo, regala a Ponticelli una mirabile serie di pubblicazioni e i maggiori critici musicali s’interessano alla sua opera, che è stata ricca e proficua fino alla sua morte. Nell’Italia fascista Ponticelli si distingue per le sue lotte contro il regime, forte di una tradizione contadina, operaia e socialista, queste lotte culmineranno nelle quattro giornate di Napoli.
Durante le quattro giornate gli antifascisti di Ponticelli moltiplicarono le loro riunioni semiclandestine per poter meglio fronteggiare la situazione che era suscettibile di importanti ed ulteriori sviluppi. Caduto Mussolini, gli antifascisti di Ponticelli, si radunarono in piazza Municipio dove venne presa d’assalto la Sede del Fascio. In seguito all’assalto alla sede fascista, il comando Tedesco proclama lo stato d’assedio e ordina ai cittadini di consegnare le armi, ma a Ponticelli nessuno si presenta. Gli incidenti tra antifascisti e tedeschi si moltiplicarono, questo a dimostrare che la popolazione non era più disposta a subire e che era pronta ad insorgere contro la dittatura nazifascista.
Uno scontro determinante per quei giorni, fra partigiani e tedeschi, fu quello di via Ottaviano. Molti antifascisti persero la vita e tra questi ricordiamo un gruppo di tre ragazzi di 15 anni, barbaramente uccisi dai tedeschi. Al più piccolo dei tre, Ugo Porricelli, fu offerta una sigaretta e mentre fumava, fu ucciso con un colpo alla testa. Nel frattempo in v.le Margherita un’altra vittima innocente perdeva la vita era il tredicenne Marco Sito che fu freddato da colpi di arma da fuoco mentre cercava di raggiungere un commando partigiano collocato nel "mulino".
La sanguinosa battaglia che era iniziata, ebbe una svolta decisiva a favore del nemico quando entrarono in azione i carri armati "Tigre". A questo punto, i partigiani furono costretti ad abbandonare le posizioni difese con eroismo. Le forze armate tedesche, sebbene fossero superiori per uomini e armamenti, non si fermarono in Ponticelli ma proseguirono per via Ottaviano dove si riunirono ad altri tedeschi. I partigiani, comunque, dopo l’aspra battaglia ripresero i posti di combattimento continuando l’opposizione contro l’aggressione nazifascista.
Con la fine della guerra e il ritorno della normalità Ponticelli perde definitivamente la sua fisionomia di centro agricolo per diventare, anche in seguito alla costruzione di nuovi quartieri popolari, periferia di Napoli senza più una precisa connotazione. Ha inizio così l’epoca della "periferia" tra abbandoni e edilizia popolare con la realizzazione negli anni cinquanta del quartiere INA – CASA e del Rione De Gasperi. La popolazione in questi anni aumenta notevolmente grazie anche a grossi insediamenti urbani, passando dalle ventimila unità alle sessantunomila ufficiali.
Nello stesso tempo il territorio si è arricchito della presenza di importanti fabbriche (vedi Montedison, AGIP, SNIA Viscosa) e di molte strutture religiose, scolastiche e sportive, ma negli ultimi vent’anni ha subito una forte deindustrializzazione. Ciò ha determinato un elevatissimo livello di disoccupazione e la notevole crescita delle bande e delle attività criminose. Le opere della ricostruzione del dopo terremoto che sono state realizzate con la legge 219, essendo state fatte quasi esclusivamente nel settore abitativo, non hanno potuto cambiare la pesante situazione che resta ancora grave, soprattutto nel campo dell’ordine pubblico.
Infatti, in questa zona si registra un elevato tasso di evasione dalla scuola dell’obbligo rispetto a tutta la Campania e gli interventi della ricostruzione non hanno migliorato molto la situazione. Il problema della scuola necessita di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, affinchè dall’adeguamento ed efficacia delle strutture scolastiche, possa venire un contributo determinante per la lotta alla micro e grande criminalità e per la formazione morale e civile del paese.
Infatti, in questa zona si registra un elevato tasso di evasione dalla scuola dell’obbligo rispetto a tutta la Campania e gli interventi della ricostruzione non hanno migliorato molto la situazione. Il problema della scuola necessita di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, affinchè dall’adeguamento ed efficacia delle strutture scolastiche, possa venire un contributo determinante per la lotta alla micro e grande criminalità e per la formazione morale e civile del paese.
Analogamente è necessario realizzare nuove piazze ed aree attrezzate a verde per introdurre nuovi spazi d’incontro e aggregazione favorendo attività ricreative, culturali e musicali destinate ai cittadini, ai giovani e ai lavoratori. Obiettivi, non ultimi, da realizzare sul territorio sono la delocalizzazione delle aziende ad alto rischio, la bonifica delle aree a partire da quella già dismessa dell’ex AGIP, il blocco delle licenze edilizie nelle aree delle industrie dismesse e l’insediamento del Parco tecnologico o Parco Sebeto.
Si rende, pertanto, necessario il rapido completamento delle nuove infrastrutture sanitarie presenti sul territorio al fine di migliorare qualitativamente le attuali prestazioni e istituire nuovi ed efficaci servizi. Nell’ambito poi della lotta alla criminalità organizzata, un notevole contributo può venire anche dal ruolo ricreativo formativo rappresentato dalle strutture sociali del tempo libero. La mancanza di risposte valide al dramma della disoccupazione, ha portato sempre più giovani ormai sfiduciati a forme di lotte sempre più dannose
La risoluzione di tutte queste problematiche, passa sicuramente attraverso la risoluzione del problema della disoccupazione e del lavoro non legalizzato e sommerso. Questa situazione comune ad una grandissima parte del Meridione d’Italia, aspetta ancora risposte. Il Sistema Sanitario Nazionale, seguendo il criterio della gestione manageriale e aziendale, ha istituito le Aziende Sanitarie Locali.
Le A.S.L. sono strutture operative che direttamente o indirettamente mediante convenzioni con presidi sanitari privati, in un ambito territoriale determinato, assolvono i compiti del Servizio Sanitario Nazionale. L’ambito territoriale di ciascuna A.S.L. è delineato in base a gruppi di popolazione, di regola compresi fra 50.000 e 200.000 abitanti, tenuto conto delle caratteristiche geomorfologiche e socio economiche della zona.
Le A.S.L. hanno personalità giuridiche e godono di un’ampia autonomia patrimoniale e gestionale. A capo di queste aziende c’è un direttore generale, con un contratto privato, coadiuvato da un direttore sanitario e uno amministrativo. Il distretto 52 o ex U.S.L 45 nasce dal vecchio nucleo storico dell’ex Cassa Soccorso ATAN e dal Poliambulatorio ex INAM.
Nell’ambito del territorio del distretto 52, con i fondi della legge 219 per la ricostruzione, sono stati costruiti due presidi sanitari, un poliambulatorio, un centro d’igiene mentale, il Day Ospital di via Ciccarelli, la nuova sede amministrativa del distretto M SERT di via Bartolo Longo e una unità operativa per l’assistenza agli anziani con 12 posti letto. La sede amministrativa del distretto 52, a breve, verrà consegnata al territorio. Il presidio ubicato nel Rione Incis di via Madonelle, è un palazzo di sei piani, in cui verrà allocata la direzione sanitaria amministrativa con ambulatori specialistici ed una piccola radiologia.
Il distretto sanitario 52 A.S.L. NA 1 effettua la sue prestazioni tramite le Unità Operative Distrettuali che in realtà sono unità organizzative in cui operano medici, tecnici, funzionari, amministrativi e infermieri. Le U.O.D. si dividono: Unità Operativa Assistenza di Base, Unità Operativa Materno Infantile, Unità Operativa Salute Mentale, Unità Operativa Tossico Dipendenza, Unità Operativa Assistenza Riabilitativa, Unità Operativa Assistenza Anziani, Unità Operativa Medicina Legale e Invalidi Civili, Unità Operativa Igiene e Medicina del Lavoro, Unità Operativa Prevenzione Collettiva.
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