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Aggiornato: 30 ⁄09 ⁄2009
BENVENUTI AL 77° CIRCOLO DIDATTICO NAPOLI - SCUOLA ELEMENTARE "ALDO MORO"
.: CURIOSITA’ DAI PRIMI DEL’900... :.
Che cosa è un cortile (’ a Curtina’) delle tre vecchie strade di Ponticelli?
Si entra per un portone ad arco e poi ti trovi di fronte ad uno spazio che varia da cortile a cortile per dimensione e per forma geometrica. In questo spazio ci sono delle abitazioni, monovani, a partire dai "bassi", le quali raggiungevano massimo due piani, a causa della debolezza costituita dalla scarsa solidità e profondità delle fondamenta. In questo spazio ci si incontra specialmente di sera per chiacchierare. Ciascuno conosce i fatti intimi dell’altro e finchè i rapporti sono improntati alla normalità e al rispetto reciproco, tutto fila liscio e scivola come l’olio. Non appena insorgono contrasti (quasi tutti i cortili avevano e hanno i "mammasantissima"), si passa direttamente alle ingiurie e agli insulti, qualche volta anche alle mani. E come avveniva nelle tribù primitive, c’è sempre un capo tribù a sedare le liti e a scegliere schierandosi dalla parte dell’uno o dell’altro. Il cortile, quindi, dettava la norma della vita sociale. Le porte delle case erano sempre aperte di giorno e d’estate, anche di notte, per consentire il ricambio di aria. In un angolo dello spazio del cortile c’era un casotto con un buco comunicante con un pozzo nero, adoperato, come servizio igienico comune, da tutti gli abitanti del cortile. Al centro dello spazio del cortile era situato un pozzo, da cui si attingeva acqua per tutti gli usi. La vita media degli abitanti dei cortili e di tutto il nostro casale, fino al secolo scorso, non superava la quarantina. Il cortile: unico centro di svago, di divertimento, l’unico mondo in cui i vecchi morivano e i bambini invecchiavano, anche se i bambini, come tutti i bambini della terra, si consideravano incosciamente i padroni del loro mondo.
Curiosità gastronomica: in occasione della festa della Madonna della Neve i piatti tipici erano e sono le melanzane al cioccolato e i peperoni ripieni, in particolare ’e papaccelle’.
All’inizio del ’900 i festeggiamenti per la Madonna della Neve cominciavano il sabato e terminavano il lunedi. Per l’ultimo giorno, il lunedì, venivano organizzate due gare, una tra i vari "maruzzari" e vinceva il più bravo a fare la zuppa di cozze. Era in palio un diploma e un premio in danaro. Un’altra gara si svolgeva tra i vari fuochisti, il più bravo ad organizzare lo spettacolo pirotecnico veniva premiato con un diploma e un premio in danaro. E sempre il lunedì, il Comune di Napoli offriva uno spettacolo musicale della banda comunale, diretta dal maestro Raffaele Caravaglios.
1946 - FESTA DELLA MADONNA DELLA NEVE- DIPLOMA AL MIGLIORE "MARUZZARO", il perché delle edicole votive a Ponticelli.
Non solo i casali, ma anche la città di Napoli fino al ’700 era completamente al buio. Era pericoloso e pauroso camminare per le strade di Napoli e dei casali di notte; i nobili si facevano scortare dai servi armati e con torce, i borghesi facevano uso delle lanterne, i popolani dovevano "arrangiarsi". Per porre fine a questo stato di cose il domenicano Gregorio Maria Rocco, chiamato semplicemente Padre Rocco, si propose l’obiettivo di illuminare la città. In che modo? Fece una richiesta al re e fece collocare le lampade ad olio nelle strade della città, ma i casali furono ignorati. Ma nonostante l’nsufficienza dell’illuminazione, le lampade furono tutte sistematicamente fracassate dai vandali, per gli stessi motivi per cui, oggi si fracassano le cabine con i rispettivi apparecchi telefonici, le pensiline dei mezzi pubblici, le panchine e lo stesso verde delle aiuole. Così, sfruttando lo strumento della religione, Padre Rocco consegnò immagini sacre ad una moltitudine di famiglie, pregandole di attaccarle al muro e di accendervi tutte le sere una lampada ad olio. Così la città e i casali diventarono abbastanza illuminati. L’illuminazione ad olio e poi a petrolio si è protratta a Ponticelli fino alla prima guerra mondiale; subentrò poi l’illuminazione elettrica, per un primo momento soltanto nelle strade, nelle case lentamente.
Come si accendeva una sigaretta?
Fino al 1920, i fumatori potevano fare a meno di comprare i fiammiferi. Fuori dalla porta del tabaccaio di Ponticelli, era sempre accesa una “miccia”, non per dare fuoco alle polveri esplosive, ma per dare la possibilità ai fumatori di accendere la sigaretta.
I mezzi di trasporto a Ponticelli.
Nel 1883, il sindaco Antonio Bova deve essere ricordato dai Ponticellesi per aver dato il via ad un primo regolare servizio pubblico di diligenze per Napoli e da Napoli. Nell’idioma popolare la diligenza veniva chiamata "sciaraballo", che è una deformazione della parola francese "char-à-bancs", che letteralmente significa carro con panche. Prima di allora a Napoli si andava a piedi e con sciaraballi privati. I carretti a trazione animale venivano utilizzati per il trasporto di merci di ogni genere. La ferrovia della vesuviana, prima fino a Somma, e poi fino a Sarno, fece la sua apparizione a Ponticelli dopo il 1890, mentre il tram percorse le strade di Ponticelli intorno al 1910. Infatti un sindaco sensibile come Vincenzo Aprea e la giunta municipale da lui diretta, deliberarono un progetto di estensione per portare il tram a Ponticelli.
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